Monica's profileLA VERITA' SULLA PSICHIA...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    January 26

    Malata psichica morta in ospedale: "Ombre sul decesso"

     FORLI' - Ombre sulla morte della 53enne Renata Laghi, la donna afflitta da una malattia psichica in circostanze da chiarire il 6 ottobre del 2008 dieci giorni dopo la disposizione di un trattamento sanitario obbligatorio. Sul caso è stata aperta un'inchiesta da parte dell'assessore regionale Giovanni Bissoni e le conclusioni getterebbero nuove ombre sulla morte della donna. In un passaggio del documento conclusivo si parlerebbe di "inadeguato funzionamento" e "carenze".

    Sotto accusa ci sarebbe la struttura sanitaria forlivese, secondo quanto viene anticipato dal consigliere regionale di Forza Italia-Pdl, Antonio Nervegna, che citando il documento conclusivo dell'indagine regionale parla di "carenze nella parte ospedaliera e nel coordinamento fra ospedale e territorio" .

    Molti elementi di questa vicenda - i cui contorni dovranno essere accertati a livello giudiziario -  sono tristi e drammatici. I familiari della signora deceduta hanno formulato denunce gravissime sulle cure prestate e hanno lamentato i rapporti difficili con il personale medico e infermieristico durante il ricovero.

    "Il giudizio dell'organismo di indagine è contraddittorio - ritiene Nervegna - . Da un lato si  evidenziano le criticità sopra descritte, e dall'altro si conclude dicendo che  'il piano programma (dell'Ausl, ndr) sulla gestione del rischio è stato  disegnato razionalmente' , ma  poi si aggiunge in un italiano farraginoso  che 'nel caso specifico la sua attivazione non ha portato ambiti di miglioramento' .  E sulle procedure della contenzione fisica del paziente  è stato detto che  'risultano insufficenti nel garantire il monitoraggio dei parametri' . Mentre sappiamo che i familiari della povera donna accusano apertamente  la struttura del reparto di  Psichiatria dell'Ospedale di Forlì di varie inadempienze.

    Inoltre, spiega Nervegna, "hanno denunciato il caso a livello nazionale e si dicono disposti ad adire alle vie legali. Lungi da noi il poter trarre una valutazione definitiva - precisa Antonio Nervegna -  affermiamo però che le contestazioni e le criticità emerse anche nel corso dei  lavori  della stessa commissione di indagine regionale evidenziano - come altri casi  da noi già denunciati - ulteriori criticità del modello sanitario pubblico  forlivese".

    "Nel caso specifico - conclude Nervegna - è del tutto evidente che si rende necessario , anche da parte della  stessa Ausl di Forlì, avviare un'ulteriore verifica del funzionamento del  reparto di Psichiatria dell'Ospedale di Forlì e mettere in atto da subito (se  non è stato già fatto) tutte le iniziative e le procedure necessarie per rendere adeguato il servizio". 

    http://www.romagnaoggi.it/forli/2009/1/22/113505/

    January 12

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    Sul letto di morte chiede di vedere i suoi nipoti - Psicologa, neuropsichiatra  e assistenti sociali rifiutano ultimo desiderio

    Rieti Novembre 2008. Una delle cose più tristi che possano accadere ad un essere umano è di andarsene da questo mondo senza il conforto dei propri cari. Ma quando questo desiderio viene negato da coloro che sono supposti a garantire la salute, l'integrità, la dignità umana e sono pagati per farlo, il dramma pretende giustizia. E' questo il senso dell'esposto inviatoci dall' avvocato Filomena Angiuni e dalla sua collega Sonia Santarelli, che ci ha lasciati sbigottiti.

    La vicenda coinvolge tre minori affidati  ai servizi sociali di cui due allontanati dalla famiglia di origine con la formula "inidoneità genitoriale". E' in questo già tormentato scenario che avviene il dramma. La nonna aveva più volte ribadito il suo "ultimo desiderio" di riabbracciare i suoi tre nipoti ma, nonostante la sofferenza per un male incurabile che si stava aggravando, i professionisti suddetti si sono fatti negare senza rispondere a nessuna delle richieste.

    Nell'esposto si legge che durante una sua precedente visita, (due soltanto nell'arco di due anni) le assistenti sociali avevano usato attacchi verbali e comportamenti a dir poco non certo gentili nei confronti della nonna e della zia che si era assunta la grave responsabilità di accompagnarla a Foligno, mettendo in dubbio anche il suo precario stato di salute.
    I legali della famiglia hanno cercato di ottenere quel minimo di considerazione, di umanità e disponibilità, ma nonostante svariati tentativi la risposta non è mai arrivata.

    Il Sindaco, di uno dei Comuni in provincia di Rieti coinvolto nella vicenda, in data 22 Novembre, ha fatto sollecitare con un telegramma, e chiesto di ottenere una immediata risposta. Il tempo passava lento ed inesorabile e purtroppo il giorno 26 novembre scorso la nonna moriva. I legali spiegano, nel loro esposto, che non esistono motivi validi per questo comportamento.

    Risulta incredibile una tale mancanza di rispetto della dignità umana che è il presupposto dei principi deontologici che dovrebbero guidare le attività di questi professionisti. Quale motivo di ordine pubblico così drammatico ha impedito di esaudire un così semplice e fondamentale diritto? Tanto è vero che le conseguenze si sono riprodotte sui minori inevitabilmente, in vero il legali riferiscono che non a caso uno dei minori ha proferito parole di rammarico e di dolore per non aver potuto accompagnare la nonna al cimitero per l'ultimo saluto, esclamando "bastardi tutti".  

    Per chi scrive purtroppo l'esempio di cui sopra è fin troppo frequente. Anche se i numeri sono approssimati, si stima che quasi 35.000 famiglie abbiano subito simili trattamenti anche se con forme diverse. Il mandato degli assistenti sociali, dello psicologo e del neuropsichiatria sembrano deliberatamente disattesi. Essi sembrano invece formare un sistema che un ex Senatore, senza giri di parole, considerava motivato solo dai soldi e dal potere.

    Il recente suicidio di Ravenna e il caso di Basiglio sono campanelli di allarme di una situazione è già esplosa e la conferma arriva da Genova dove un padre ha massacrato di botte un giudice minorile per avergli tolto la patria potestà. Migliaia le voci di protesta che si elevano, decine di associazioni nate per contrastare il fenomeno fanno apparire evidente che c'è qualcosa di sbagliato in tutto questo sistema formato ripetiamo da assistenti sociali, psicologi e psichiatri. Il danno devastante causato alle famiglie e l'enorme costo economico (ogni bambino rende al sistema dai 300 ai 500 euro al giorno) a carico del cittadino pretende che la politica faccia il suo dovere usando il suo potere per verificare una situazione con un'indagine profonda, estensiva ed urgente.

    Massimo Parrino
    Ccdu onlus

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    October 23

    Friuli Venezia Giulia. 250 mila euro di risarcimento per un TSO

    Un giovane di Pordenone di 28 anni ha chiesto 250 mila euro di risarcimento al sindaco e a due medici per un TSO improprio: è il secondo caso a Pordenone.

    Un episodio che forse si sarebbe potuto evitare se in Italia, come succede in ogni parte dell'Europa, il Giudice Tutelare e i legali fossero parte attiva in tutte le fasi di svolgimento di un TSO, a partire dalla proposta

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    September 16

    Scandalo a Bolzano: Test psicopatologici a tutti i bambini!!??

    In una risposta inviata a Radio Südtirol dall'Assessore alla Sanità sulle pratiche sanitarie della Provincia di Bolzano per quanto concerne gli screening psicopatologici nelle scuole e l'abuso di psicofarmaci ai bambini, è stata inclusa questa scioccante dichiarazione:

    “… Questo progetto prevede le varie competenze necessarie, per l'intero territorio nazionale, al fine di analizzare tutti i bambini nella stessa forma attuando un ampio programma di diagnostica per trovare il più precocemente e più velocemente possibile i disturbi nell’ambito dell’ADHD e problemi simili e per pronosticare i risultati in base a criteri stabiliti.“

    Questo è scandaloso!!! Si cerca di far credere (o forse l’assessore ne è veramente convinto, il che è peggio) che ci sia un progetto di screening per tutti i bambini a partire da età tenerissime. Questo è esattamente l’abuso più grave contro cui ci battiamo: lo screening di tutti i bambini. Noi denunciamo da anni che questo è parte di una campagna di marketing delle case farmaceutiche e delle lobby psichiatriche per vendere psicofarmaci come è già successo in America e altrove. Con questi test i bambini “diagnosticati” vengono etichettati come malati mentali, o peggio, imbottiti di pericolosi psicofarmaci, che sono stupefacenti, droghe che possono dare dipendenza. Alcuni di questi farmaci possono indurre pensieri suicidi, altri creare gravi problemi cardiaci, che possono portarli fino alla morte.

    L’assessore ci conferma le nostre preoccupazioni!

    MA QUI IL PROBLEMA È BEN PIÙ GRAVE! Uno Stato democratico è al servizio dei cittadini; fornisce servizi su richiesta dei cittadini; non entra nelle loro case e nella loro vita per schedarli, nemmeno nelle scuole. I test psicopatologici SU LARGA SCALA sono l’invasione dello stato nella famiglia e nella vita dei cittadini. Si fondano su una visione di stato totalitaria e rappresentano un GRAVE RISCHIO PER LA DEMOCRAZIA.

    Si tratta di un problema politico.

    Inoltre l’Assessore ha  dichiarato:
    „… In seguito, in base a questa sospetta diagnosi e alla terapia consigliata, si daranno consigli ai genitori e alla scuola per azioni mirate ad iniziare l’assistenza individuale, la psicoterapia familiare e i farmaci. Questi ultimi sono soggetti a un controllo preciso e all’effettuazione di un piano di visite e di valutazione.“

    Beh, qui la strategia di marketing delle case farmaceutiche e delle lobby psichiatriche è descritta in modo dettagliato. Le promesse di controlli non ci soddisfano.

    Per di più, non esiste nessuna prova oggettiva che l’ADHD/DAMP sia un disturbo o una malattia vera e propria; In un convegno, i massimi esperti mondiali di ADHD hanno ammesso: “Le nostre conoscenze sulla causa o le cause dell’ADHD rimangono per lo più speculative”.

    Perché spendere tutti questi soldi della provincia per una malattia non dimostrata scientificamente?

    March 04

    Paziente morto in psichiatria, primario sospeso

    CAGLIARI. Prima ancora che il tribunale accerti la sua eventuale responsabilità penale paga con la sospensione dal lavoro Giampaolo Turri, il capo del servizio psichiatrico dell’ospedale Santissima Trinità, dove il 22 giugno 2006 è morto l’ambulante Giuseppe Casu per le conseguenze - così sostiene l’accusa - di un trattamento sanitario drastico ma soprattutto durato troppo: sette giorni sedato e legato al letto. Turri è stato rinviato a giudizio il 19 febbraio scorso dal gup Roberta Malavasi, il pm Giangiacomo Pilia lo accusa di omicidio colposo insieme alla collega Rosaria Cantone. Il 17 aprile dovrà presentarsi davanti al tribunale in composizione monocratica per l’apertura del dibattimento ma la direzione generale dell’Asl 8 ha deciso di non aspettare il giudizio: sospeso subito in via cautelativa sulla base del contratto dei dirigenti medici «fino alla sentenza definitiva o comunque per un periodo massimo di cinque anni». Il provvedimento non riguarda Rosaria Cantone, che si è dimessa dall’ospedale il primo agosto dell’anno scorso.
    Turri ha già un successore: è Paolo Laddomada, attuale responsabile del Centro salute mentale Cagliari A. Ma è molto probabile che al di là del processo penale la vicenda generi una causa parallela, davanti al giudice dl lavoro: «E’ un provvedimento eccessivo e senza precedenti - è il commento dell’avvocato Gianfranco Macciotta, che difende il primario insieme ai colleghi Guido Manca Bitti e Gigi Porcella - un provvedimento mai assunto dall’Asl 8 neppure in casi ben più gravi.».

    January 01

    TERRIFICANTE STORIA DALLA GERMANIA

    All'inizio di questo mese [02.2007, ndt], una teen-ager tedesca è stata sottratta con la forza dai propri genitori e imprigionata in un reparto psichiatrico. Il suo crimine? Era stata educata a casa (home-schooled).

    Il primo di febbraio, quindici agenti della polizia si sono introdotti nella casa della famiglia Busekros, presso la città bavarese di Erlangen. Hanno trascinato Melissa (16 anni), la più grande tra i sei figli dei Buserkros, in un'unità psichiatrica presso la vicina Norimberga. Durante la scorsa settimana, una corte ha sostenuto che Melissa debba rimanere nell'Unità di Psichiatria Infantile in quanto soffre di "scuola-fobia".

    L'home-schooling è illegale in Germania da quando Adolf Hitler lo mise fuori legge nel 1938 e ordinò che tutti i bambini venissero inviati alle scuole di stato. La comunità di home-schooler in Germania è infima. Come ben sapeva Adolf Hitler, i Tedeschi tendono ad obbedire agli ordini senza discutere. Solo circa 500 bambini sono stati educati a casa in un paese di 80 milioni di persone. Le famiglie che educano a casa sono perseguite penalmente senza pietà.

    Lo scorso marzo, un giudice di Amburgo ha condannato un padre, reo di aver educato a casa i propri figli, ad una settimana di prigione ed una multa di 2.000 $. Lo scorso settembre, una madre di Paderborn con 12 figli è stata chiusa in prigione per due settimane. La famiglia appartiene ad un gruppo di famiglie tedesche etniche che immigrarono a Paderborn dall'ex Unione Sovietica. I Sovietici li perseguitavano perché erano Battisti. Un'iniziativa dei Battitisti di Paderborn per fondare una propria scuola privata è stata rifiutata dalle autorità tedesche. Una corte ha stabilito che i Battisti mostravano "caparbio disprezzo sia per l'obbligo dell'educazione di stato che per il diritto dei loro bambini di sviluppare le proprie personalità frequentano la scuola".

    Tutti i partiti politici tedeschi, tra cui i Democristiani del Cancelliere Angela Merkel, si oppongono allo home-schooling. Dicono che "l'obbligo di frequentare la scuola è un obbligo civile, che non può essere cambiato". Gli home-schooler non ricevono sostegno nemmeno dalle chiese ufficiali (finanziate dallo stato). Queste sostengono che gli home-schooler "si isolano dal mondo" e che "la libertà di religione non giustifica l'opposizione all'obbligo di frequentare la scuola". Sei decenni dopo Hilter, i politici tedeschi e i leader delle chiese ancora non capiscono la vera libertà: che crescere i bambini è una prerogativa dei loro genitori e non dello stato, il quale non è mai un genitore benevolo ma, anzi, è spesso un nemico.

    Hermann Stucher, un pedagogo che si è appellato ai Cristiani affinché ritirino i loro bambini dalle scuole di stato che, dice, sono cadute nelle mani di "attivisti neo-marxisti", è stato minacciato di processo per "Hochverrat und Volksverhetzung" (alto tradimento e incitamento contro le autorità). La ferocis della reazione governativa la dice lunga. La disputa riguarda il cuore e la mente dei bambini. In Germania, le scuole sono divenute veicoli di indottrinamento, dove i bambini sono portati ad accettare incondizionatamente l'autorità dello stato in tutti i campi della vita. Non è una coincidenza che le persone fuggite dall'indottrinamento sovietico capiscano quanto sta facendo il governo nelle scuole e siano tanto preoccupati da voler proteggere i propri figli.

    Quanto preoccupa è che la maggior parte dei Tedeschi "nati liberi" accettino questo assalto alla loro libertà come normale e squadrino i genitori che guardano al sistema statale con sospetto.

    A livello europeo la situazione non è molto migliore. Lo scorso settembre, la Corte Europea dei Diritti Umani ha sostenuto la legge sull'istruzione di Hitler del 1938. LA corte di Strasburgo, i cui verdetti si applicano all'intera Unione Europea, ha stabilito che il diritto all'educazione "per la sua stessa natura, richiede una regolamentazione da parte dello Stato". Ha quindi mantenuto le conclusioni delle corti tedesche: "Le scuole rappresentano la società, ed è nell'interesse dei bambini diventare parte di quella società. Il diritto dei genitori di educare non giunge al punto di privare i bambini di quell'esperienza".

    Mentre è inquietante che gli Europei non abbiamo imparato le lezioni dal loro passato dittatoriale - mantenendo leggi naziste e spedendo i dissidenti, tra cui bambini, in reparti psichiatrici, come erano soliti fare i Sovietici - ci sono ragioni di preoccupazione anche per gli Americani. Le Nazioni Unite stanno restringendo anche i diritti dei genitori. L'articolo 29 della Convenzione ONU sui diritti dei bambini stabilisce che è obbiettivo dello stato dirigere l'educazione dei bambini. In Belgio, la Convenzione ONU è stata usata per limitare il diritto costituzionale allo home-schooling. Nel 1995, alla Gran Bretagna fu detto che violava la Convenzione ONU permettendo ai genitori di ritirare i loro bambini dalle lezioni di educazione sessuale dalle scuole pubbliche.

    Lo scorso anno, la American Home School Legal Defense Association ha messo in guardia che la Convenzione ONU potrebbe rendere lo home-schooling illegale negli Stati Uniti, anche se il Senato non l'ha mai ratificata. Alcuni avvocati e politici liberali nei vari stati affermano che le convenzioni ONU sono "diritto internazionale consuetudinario" e dovrebbero essere considerate parte della giurisdizione americana.

    Attualmente, il travaglio della giovane Melissa Busekros è una terrificante storia tedesca.
    December 19

    A Udine madre si avventa contro i due figli: ferita anche la bimba

    Uccide il figlio di 7 anni
    con decine di coltellate

     
    La donna era già stata in una casa di cura. Ha strattonato il figlio Alessandro di sette anni sbattendolo contro stipiti e spigoli, poi ha afferrato un grosso coltello dal contenitore in cucina e ha infierito con decine di colpi, sfigurando il corpo del bimbo e uccidendolo. L’altra figlia di 9 anni, accorsa sentendo le grida, si è gettata per proteggere il fratello rimanendo ferita alle mani. Poi, in ginocchio davanti al figlio agonizzante e con il coltello lasciato in terra vicino al corpo, Noemi Deslizzi, 41 anni, ha atteso l’arrivo della polizia, in stato di trance. La cucina della famiglia Lodolo a Cavalicco di Tavagnacco si è trasformata nella scena più raccapricciante mai vista dagli stessi inquirenti.
    La polizia e il 118 arrivati sul posto per primi soccorrono la bambina, che insieme con il padre è subito portata in ospedale: prima in pediatria, poi in ortopedia per l’intervento a una mano ferita. Niente di grave per lei, fisicamente s’intende. Noemi Deslizzi è invece sul divano, ancora in trance, tremante, occhi sbarrati, finché anche per lei, dopo le fotografie della Scientifica che le inquadra le mani insaguinate, arriva il ricovero in ospedale: psichiatria, con trattamento farmacologico, piantonata in stato d’arresto. Ma Noemi era già stata ricoverata in una casa di cura per turbe psichiche.
    La scena del delitto è quella descritta - ripetuta dalla bambina con l’ausilio d’una neuropsichiatra infantile - agli agenti della Squadra mobile che interrogano la piccola. Il suo è un racconto chiaro: era scesa in cantina per recuperare gli zaini, ha sentito le grida e poi ha visto la madre colpire il fratello in cucina. La donna aveva afferrato il più grosso coltello (22 cm di lama) dal “ceppo” dopo avere strattonato il figlio spingendolo contro spigoli e stipiti. Finché ha smesso di piangere, sventrato sotto i colpi al torace e all’addome. 
     La domanda che resta è:  ma se è già stata in una casa di cura perchè non è guarita?