Monica's profileLA VERITA' SULLA PSICHIA...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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April 10 Aiutiamo una bimba a ritornare dalla sua mammaAncora una volta i Servizi Sociali e il Tribunale dei Minori hanno sottratto un bambino ai propri genitori. Questa volta è accaduto a Castelfranco Emilia dove i Servizi Sociali locali hanno spinto il Tribunale dei Minorenni a togliere la potestà genitoriale alla mamma collocando la bambina in una struttura orfanotrofio di un’altra provincia. La mamma disperata, da venerdì 3 aprile, è seduta davanti al Comune di Castelfranco in attesa che il Sindaco, che è anche l’Assessore alle politiche sociali, gli Assistenti Sociali e gli operatori riescano a farle capire per quale motivo. Sabato 11 aprile alle ore 10.30 partirà una marcia da Corso Martiri (Zona Ospedale) che si concluderà davanti al Comune di Castelfranco, faremo sentire la nostra voce, in rappresentanza di altre migliaia di genitori ai quali il Tribunale e i Servizi hanno rubato i propri figli. Occorre la massima partecipazione per sensibilizzare la popolazione e i politici affinché si occupino di un problema così rilevante fino ad oggi completamente ignorato. Sindaco, assistenti sociali, psicologi e Tribunale dei Minorenni: giù le mani dalla mamma di Castelfranco - restituitele la figlia che le avete portato via VISITA IL SITO http://www.ccdu.org/ March 26 Contenzione psichiatrica: pazienti di nome, prigionieri di fattoI manicomi sono stati aboliti trent’anni fa, ma ancora oggi dietro le porte dei servizi psichiatrici le persone che hanno un disturbo mentale sono spesso trattate come se non avessero gli stessi diritti degli altri cittadini, con metodi che farebbero giustamente scandalo persino se venissero attuati su pericolosi criminali o terroristi. A volte bisogna arrivare al morto prima che la magistratura intervenga. Come successo di recente nel reparto psichiatrico dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari. Giuseppe Casu non voleva lasciare la sua bancarella abusiva vicino al Municipio e per questo ha subito un trattamento di sette giorni, dove è rimasto legato mani e piedi con cinghie e sedato con psicofarmaci. E' morto per embolia, le indagini devono ora accertare se può esserci un collegamento con la contenzione eccessivamente lunga. [1] In tre centri psichiatrici su quattro i ricoverati vengono legati ai letti; mille persone subiscono ogni giorno trattamenti dell'orrore, venendo immobilizzate in letti di contenzione per ricevere trattamenti farmacologici e "terapie iniettive". [2][3] I servizi psichiatrici ospedalieri italiani (SPDC) sono molte volte a porte chiuse e dotati di sistemi di videosorveglianza; sui pazienti vengono praticati elettroshock, spesso con atti di violenza, calci o pugni. Numerose testimonianze raccolte da genitori disperati hanno confermato come tali violenze siano state praticate anche sui loro figli minori in reparti psichiatrici italiani. E' una realtà a cui è difficile credere, ma che denuncia lo stesso Unasam, l'Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale. [4] Anche in altri stati si fa uso di “letti di contenzione” in cliniche per adulti o bambini e l'Unione Europea il 17 agosto 2004 ha condotto un'interrogazione parlamentare, che però non ha portato a sostanziali cambiamenti. Promuovere buone pratiche assistenziali significa mettere in discussione prioritariamente la contenzione (cioè la pratica di legare le persone ai letti). La letteratura sull’argomento dimostra che le camicie di forza farmacologiche e fisiche coincidono sempre con un aumento delle infezioni e delle lesioni da decubito, determinando una rapida perdita di abilità e alienazione. Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani esiste per denunciare alle Istituzioni tali abusi e informare i cittadini per sensibilizzarli sulle violazioni dei diritti umani perpetrati ai danni delle categorie più deboli e perché possano difendere i propri cari. A tal proposito, è possibile visitare una importante ed istruttiva mostra itinerante, organizzata dal CCDU, la prossima tappa sarà a Firenze dal 26 marzo al 9 aprile. March 20 STORIA DI UN RAGAZZO SOTTO CURE PSICHIATRICHE.La mia esperienza inizia nel 2004... quando dopo un periodo di continui stati d'ansia , depressione , attacchi di panico e situazione psicologica molto difficile... i miei genitori decisero di rivolgersi al centro di neuropsichiatria infantile dell'ospedale san gerardo di monza vicino a milano , dopo una visita al pronto soccorso con due psichiatri... avevano deciso di ricoverarmi per tenermi sotto controllo e trovare una "cura"! la psichiatra mi somministro' subito una dose massiccia di largactil per via endovenosa! i primi sintomi che avvertii furono : stordimento , nausea , confusione , sonnolenza , difficolta' nei movimenti ecc...
dopo essermi messo a piangere perche' non volevo essere ricoverato mi hanno spedito a casa dicendomi che mi avrebbero richiamato perche' volevano ricoverarmi per forza! infatti puntualmente dopo 4 giorni chiamo' a casa la psichiatra e mi disse di tornare li che mi avrebbero ricoverato! ho passato i 10 giorni piu brutti della mia vita! sdriato in un letto imbottito di ogni tipo di farmaco possibile ed immaginabile! con gente ricoverata nel reparto che aveva delle malattie mentali strane e mi facevano paura! tutti imbottiti e sedati come cavalli! mi hanno fatto ogni tipo di esame senza scoprire niente! pero' intanto mi imbottivano di farmaci! Dopo essere stato dimesso dall'ospedale mi hanno affidato ad un centro sociale affidato ad una psichiatra che a mio parere era molto brava a fare la psicologa! ma come psichiatra faceva schifo! come del resto tutti! e mi hanno prescritto : zoloft ( che in america ha fatto milioni di morti perche' induce al suicidio) e haldol ( farmaco per la schizofrenia che in teoria dovrebbe curare 300.000 malattie mentali tranne i sintomi che avevo io! tra gli effetti indesiderati sul foglietto illustrativo vi erano elencati i seguenti : a volte causa morte improvvisa , arresto cardiaco , convulsioni , epilessia ecc... ) e sono andato avanti a prendere questi farmaci per circa 3 anni! Dopo sono stato affidato ad un altro centro dove mi hanno curato proprio col culo! mi hanno tolto lo zoloft e mi hanno messo il cipralex! antidepressivo SSRI e come tutti gli antidepressivi inducono al suicidio e hanno molti effetti collaterali che col tempo si fanno sentire parecchio! Dopo circa un anno... piu precisamente ad ottobre 2008 ho avuto un attacco di panico in metropolitana e sono svenuto perche' sono andato in fibrillazzione cardiaca! allora ho deciso di cambiare medico perche' questi qua erano proprio degli imbecilli! Allora a gennaio 2009 mi hanno preso in cura in un altro centro dove dicevano che lo psichiatra era una persona molto in gamba e con la testa sulle spalle! allora mi sono fidato e sono andato a fare il primo colloquio! mi ha subito tolto l'haldol con motivazione : questo farmaco non è adatto per te perche' non centra niente con i tuoi sintomi! ( aveva ragione infatti ) da notare che l'ho preso per 3 anni! e mi ha tolto anche il cipralex! e al posto di questi due mi ha prescritto : paroxetina ( psicofarmaco antidepressivo SSRI con gli stessi effetti collaterali degli altri! pero' sul foglietto diceva che era indicato per gli attacchi di panico) e EN delorazepam ( farmaco ansiolitico appartenente alla famiglia delle benzodiazepine che agisce sull'ansia ecc... , questo farmaco se preso per piu di 2 settimane crea assuefazione e dipendenza! i sintomi da sospensione del farmaco sono questi : Insonnia , Ansia e attacchi di panico, Tachicardia, Ipertensione, Depressione e ideazioni suicide, Tremori, Perdita dell'appetito , Disforia Una brusca interruzione nell'assunzione di BDZ può risultare in una severa e molto spiacevole crisi d'astinenza, che può sfociare in: Convulsioni, Psicosi, Effetti simili al delirium tremens dunque... ora mi ritrovo chiuso in casa! con sintomi spaventosi! ansia, depressione con voglia di suicidio, tachicardia ( perche' il mio cuore grazie a questi farmaci schifosi ha preso il ritmo che vuole lui ), pensieri confusi , distaccamento dalla realta' ( non sempre! alle volte! ) nervosismo con continuo mordersi delle labbra e tic nervosi a iosa senza interruzzione! sudorazione quasi tutto il giorno a livelli eccessivi, cefalee ( mal di testa ) atroci che non si attenuano se non durante il sonno, tremori alle mani e alle gambe, paura di tutto quello che mi circonda anche delle cose banali, inappetenza ( mancanza di appetito ) e altri piccoli sintomi che danno fastidio! le cause di tutto questo sono : 1 ) psicofarmaci sbagliati e presi per troppo tempo 2 ) psichiatri senza esperienza e con la voglia di farti diventare una cavia per le loro prove sui farmaci 3 ) mancanza di supporto psicologico da parte di quelle persone che avrebbero dovuto starmi vicino ma invece non l'hanno fatto 4 ) stupidita' dei miei genitori che non si sono informati sul rischio di questi farmaci e che erano poco presenti durante la cura la mia opinione è questa... se avete un qualsiasi disagio di tipo psicologico non rivolgetevi mai ad uno psichiatra! se avete la fortuna di avere delle persone che vi vogliono bene al vostro fianco rivolgetevi a loro ed esprimete il vostro disagio! piuttosto rivolgetevi ad uno psicologo esperto che in italia ce ne sono tanti! e sopratutto... non assumete psicofarmaci! perche' a lungo andare nel tempo vi rovinano la vita e l'esistenza! sopratutto se presi per molto tempo! è un appello che faccio! NO AGLI PSICOFARMACI!!!!!!!!!!! DOCUMENTATEVI SULLE COSE E PRIMA DI PRENDERE UN FARMACO DI QUALSIASI GENERE CONTROLLATE GLI EFFETTI INDESIDERATI! LO DICO SOPRATUTTO AI GENITORI CHE PORTANO I FIGLI DAL MEDICO!!!! NON FATE LO STESSO ERRORE DEI MIEI GENITORI E DI TANTI ALTRI GENITORI!!! March 10 Mostra a Firenze: "Psichiatria un viaggio senza ritorno"Dal 26 marzo al 09 aprile 2009 ritorna a Firenze la mostra "Psichiatria un viaggio senza ritorno".
L'inaugurazione si terrà il 27 aprile alle ore 11.00 presso la "Sala Presidenziale" della stazione Santa Maria Novella.
Il 3 aprile è previsto un convegno all'interno della mostra. Maggiori informazioni saranno fornite nei prossimi giorni. Visita il sito del COMITATO DEI CITTADINI PER I DIRITTI UMANI February 17 ,L’università fa esperimenti “elementari”: Caro bimbo chi vuoi uccidere? Quesito numero uno: “Il braccio di una gru sta per uccidere te e quattro muratori. Luca può pigiare un bottone che cambierà la direzione del braccio della gru. Il braccio ucciderà un altro muratore ma tu e gli altri quattro muratori sarete salvi. È giusto che Luca pigi il bottone?” Agghiacciante. Sono due delle tre domande di un test che il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino ha inviato al dirigente scolastico della Scuola elementare “Vittorio Alfieri”, istituto nel centro storico del capoluogo piemontese. Queste domande dovevano finire sul banco degli studenti delle classi quarte di età compresa tra i 9 e 9 anni e 11 mesi. La richiesta è arrivata, l’11 gennaio scorso, direttamente da una professoressa di Psicologia Generale presso la Facoltà di Scienze della Formazione: “Si tratta di un esperimento, argomento di tesi di laurea di una studentessa per cercare di analizzare la loro comprensione di situazioni morali” si legge nella lettera “l’esperimento dovrà svolgersi singolarmente e in una stanza quieta”. “Sono sconcertata e stupita che un test così violento possa essere somministrato ad un bambino durante l’orario scolastico” spiega Maria Elena Testa, madre di uno degli studenti di nove anni che frequenta la quarta classe all’Istituto Alfieri. “È vero che i bambini oggi sono abituati a immagini violente che vengono mandate in onda in televisione o pubblicate sui giornali ma questo test è veramente qualcosa di sconvolgente” Poi prosegue: “Queste domande mettono il bambino nella condizione di dover comunque scegliere chi e quante persone far morire di morte violenta. Quando ho provato a leggere queste domande a mio figlio mi ha guardato inorridito e mi ha detto che non avrebbe saputo che cosa rispondere”. Il 13 febbraio, questa vicenda è finita negli uffici della Procura della Repubblica di Torino. Sarà proprio Maria Elena Testa a presentare un esposto al procuratore capo. “Ci troviamo purtroppo di fronte all’ennesima prova del tentativo di trasformare le nostre scuole da luoghi di istruzione e crescita a una sorta di laboratori per studi psicologici o psichiatrici, come è avvenuto negli Usa con catastrofiche conseguenze sia per il loro sistema di istruzione che per le famiglie” afferma Roberto Elia Cestari, Presidente nazionale del Comitato Cittadini per i Diritti dell’Uomo “questa iniziativa avviene in violazione della legge regionale 21/2007 che vieta all’interno delle scuole dell’obbligo di ogni ordine e grado della Regione Piemonte di somministrare test o questionari relativi allo stato psichico ed emozionale degli alunni se non finalizzati ad uso interno ed esclusivamente didattico. A scendere in campo in difesa della Legge (di cui è stato il relatore) e dei bambini anche il consigliere regionale di Alleanza Nazionale, Gian Luca Vignale: “Il 30 ottobre 2008 gli assessori alla Sanità e all’Istruzione della Regione Piemonte, di concerto con il Direttore Generale dell’Ufficio scolastico Regionale per il Piemonte, hanno trasmesso una lettera a tutti i Dirigenti scolastici delle istituzioni scolastiche del territorio in cui, pur riportando integralmente quanto previsto dall’art.4, si dà un’interpretazione della norma che viola palesemente quanto la legge regionale prevede”. “Con questa interpretazione” conclude Vignale “si dà la possibilità di somministrare test o questionari da parte delle scuole per valutare gli stili di vita dei minori fra i quali gli aspetti relazionali, psicologici e comportamentali vanifica la volontà del legislatore”. February 01 Como - Mostra "Psichiatria, un viaggio senza ritorno"Dal 7 al 22 Febbraio 2009 La prima mostra multimediale nel campo della salute mentale, “Psichiatria – Un viaggio senza ritorno”, copia del famoso museo a Los Angeles diventato meta di studio per scuole di infermieri, assistenti sociali e di medicina, è in arrivo a Como dopo aver toccato numerose città italiane come Torino, Milano, Trento, Trieste,Verona, Cagliari, Catania, ed estere con oltre 10.000 visitatori solo in Italia. L'esposizione composta da 78 pannelli illustrativi e di 14 video ripercorre la storia della psichiatria dalla sua comparsa sino ai giorni nostri: i suoi trattamenti coercitivi e contenitivi, i retroscena, la lobotomia, l'elettroshock, fino ai moderni, ma non meno deleteri, sistemi di contenzione psicofarmacologica. La mostra è il compendio di oltre 40 anni di ricerca con inediti filmati storici e interviste ad oltre 160 persone: psichiatri, psicologi, medici, avvocati, pedagogisti, con le testimonianze di coloro che hanno vissuto e patito personalmente le conseguenze di trattamenti psichiatrici. Una sezione della mostra tratta il tema del Disturbo da Deficit dell'Attenzione e Iperattività (ADHD) e della somministrazione di psicofarmaci ai bambini, temi molto dibattuti anche in Italia a causa di screening avvenuti in alcune scuole della Lombardia oltre che in altre regioni italiane e per le prescrizioni di farmaci psicoattivi a più di 30.000 bambini in Italia. L’esposizione offre inoltre innumerevoli spunti di riflessione per legislatori, medici, sostenitori dei diritti umani e privati cittadini, al fine di tutelare il campo della salute mentale con normative e leggi che eliminino gli abusi. La mostra, patrocinata dalla Regione Lombardia, dalla Provincia e dal Comune di Como, è un'iniziativa del "Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani - Onlus" (CCDU), associazione nata nel 1979 in Italia per denunciare i soprusi nel campo della salute mentale e riaffermare i diritti di chi soffre il disagio psichico. Aperta al pubblico a partire da sabato 7 febbraio a domenica 22 Febbraio, dalle 10:00 alle 21:00. Ingresso libero. La visione è vietata ai minori di 14 anni che non siano accompagnati dai genitori. January 26 Malata psichica morta in ospedale: "Ombre sul decesso" FORLI' - Ombre sulla morte della 53enne Renata Laghi, la donna afflitta da una malattia psichica in circostanze da chiarire il 6 ottobre del 2008 dieci giorni dopo la disposizione di un trattamento sanitario obbligatorio. Sul caso è stata aperta un'inchiesta da parte dell'assessore regionale Giovanni Bissoni e le conclusioni getterebbero nuove ombre sulla morte della donna. In un passaggio del documento conclusivo si parlerebbe di "inadeguato funzionamento" e "carenze".
Sotto accusa ci sarebbe la struttura sanitaria forlivese, secondo quanto viene anticipato dal consigliere regionale di Forza Italia-Pdl, Antonio Nervegna, che citando il documento conclusivo dell'indagine regionale parla di "carenze nella parte ospedaliera e nel coordinamento fra ospedale e territorio" . Molti elementi di questa vicenda - i cui contorni dovranno essere accertati a livello giudiziario - sono tristi e drammatici. I familiari della signora deceduta hanno formulato denunce gravissime sulle cure prestate e hanno lamentato i rapporti difficili con il personale medico e infermieristico durante il ricovero. "Il giudizio dell'organismo di indagine è contraddittorio - ritiene Nervegna - . Da un lato si evidenziano le criticità sopra descritte, e dall'altro si conclude dicendo che 'il piano programma (dell'Ausl, ndr) sulla gestione del rischio è stato disegnato razionalmente' , ma poi si aggiunge in un italiano farraginoso che 'nel caso specifico la sua attivazione non ha portato ambiti di miglioramento' . E sulle procedure della contenzione fisica del paziente è stato detto che 'risultano insufficenti nel garantire il monitoraggio dei parametri' . Mentre sappiamo che i familiari della povera donna accusano apertamente la struttura del reparto di Psichiatria dell'Ospedale di Forlì di varie inadempienze. Inoltre, spiega Nervegna, "hanno denunciato il caso a livello nazionale e si dicono disposti ad adire alle vie legali. Lungi da noi il poter trarre una valutazione definitiva - precisa Antonio Nervegna - affermiamo però che le contestazioni e le criticità emerse anche nel corso dei lavori della stessa commissione di indagine regionale evidenziano - come altri casi da noi già denunciati - ulteriori criticità del modello sanitario pubblico forlivese". "Nel caso specifico - conclude Nervegna - è del tutto evidente che si rende necessario , anche da parte della stessa Ausl di Forlì, avviare un'ulteriore verifica del funzionamento del reparto di Psichiatria dell'Ospedale di Forlì e mettere in atto da subito (se non è stato già fatto) tutte le iniziative e le procedure necessarie per rendere adeguato il servizio". January 23 E' ufficiale: il Ministero dell’Istruzione vieta i test psicologici nelle scuoleCon la circolare n. 4226/P4, il Ministero dell'Istruzione impone ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali, inclusi i Sovrintendenti Scolastici per la Provincia di Bolzano e di Trento, il divieto di somministrare i test o questionari relativi allo stato psichico ed emozionale degli alunni all'interno delle scuole. A questo proposito la circolare afferma specificatamente: “… La diagnosi di ADHD è pertanto tutt’altro che semplice, anche in virtù del conseguente possibile ricorso a terapia farmacologia, e comunque non può essere effettuata attraverso le somministrazioni all’interno delle scuole di test o di questionari relativi allo stato psichico ed emozionale degli alunni.” Inoltre, in relazione ai corsi e conferenze su questi temi, la circolare precisa: “Pervengono segnalazioni, anche attraverso atti parlamentari, relative alla organizzazione di corsi rivolti a genitori e insegnanti finalizzati a propagandare l’uso di prodotti psicoattivi nei casi di bambini affetti da disturbi del comportamento e dell’apprendimento (sindrome ADHD). … Alla luce di quanto sopra espresso, si pregano le S.S.L.L. di voler dare istruzioni alle istituzioni scolastiche di competenza affinché eventuali analoghi episodi siano immediatamente portati all’attenzione degli U.S.R. di competenza e successivamente segnalati alla scrivente Direzione Generale.” Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani desidera ringraziare e manifestare la propria soddisfazione per questa presa di posizione del Ministero che ha deciso di tutelare i nostri bambini, consapevole della pericolosità insita in questi test e, indirettamente, anche dall'uso e abuso di psicofarmaci. Ben consapevoli dell'esistenza di forti pressioni per continuare quest'attività di screening all'interno delle scuole, il nostro Comitato, insieme a tutti coloro che si sono uniti in questa battaglia, continuerà a vigilare e denuncerà ogni situazione anomala che contrasti con le direttive della circolare. January 20 Richiesta di rinvio a giudizio per gli Psichiatri accusati della morte di Luca GambiniL’ennesima dimostrazione dell’inumanità dei reparti psichiatrici e della psichiatria Sullo psichiatra M.G., la sua collega, A. D. M. oltre agli infermieri E. C., C. G. e L. C. pende una richiesta di rinvio a giudizio nella causa penale che dovrà accertare la verità sulla morte del povero Luca Gambini. I capi d’accusa sono omicidio colposo, cooperazione nell’omicidio, negligenza, imperizia e imprudenza. Quello che successe in quelle drammatiche 20 ore è riportato nel dispositivo del Tribunale di Perugia. Da qui emerge chiara l’accusa che nessuno si prese effettivamente cura della persona e che per questa ragione Luca morì. Il nostro Comitato è stato contattato dalla famiglia che non sa darsi pace per l’accaduto e ci ha comunicato quanto sopra inviandoci il documento via fax. Il timore che queste persone la passino liscia è vissuto dalla famiglia con un ansia indicibile e con le lacrime agli occhi, così ci parla la sorella di Luca, Cristina. Dalla famiglia abbiamo ricevuto diverse telefonate tutte con una disperata richiesta di aiuto ma con la determinata volontà di ottenere giustizia e chi ha sbagliato deve pagare. Non solo per il fatto in se, ma soprattutto per evitare che altre persone subiscano la stessa sorte. Come Comitato la verità che constatiamo ogni giorno è che sono cambiati i luoghi, ma non i metodi e medesima è la totale mancanza di umanità e rispetto. Negli anni 90 fummo artefici di 30 blitz nei residui manicomiali dove documentammo un orrore così indicibile da segnare per sempre i nostri ricordi. Eppure nessuno degli psichiatri ed operatori, direttamente responsabili di quella spaventosa condizione in cui versavano le persone rinchiuse, fu mai perseguito dalla legge. Alcuni subirono solo un trasferimento, come se la sofferenza per decenni di migliaia di persone non contasse nulla. Ora ci sono gli SPDC e tutte le altre sigle con cui sono chiamati i reparti psichiatrici, ma il trattamento, non è cambiato. Le denunce che regolarmente riceviamo parlano di ricatti, violenze, stupri. Ma il fatto paradossale è che chi in seguito valuta tali abusi sono gli stessi psichiatri. In una mail ricevuta recentemente una ragazza di 15 anni riferisce che vive nel terrore perché la psichiatra che l’ha in carico la minaccia di farle un TSO se non assume psicofarmaci. Un altro caso simile lo abbiamo segnalato a Cerveteri e molti altri ci vengono segnalati. In Italia, come in molti altri paesi, manca la cultura del danno. Si da per scontato che la psichiatria sia li per aiutare, o come amano dire, per curare la malattia mentale, ma gli abusi sono così numerosi che la domanda che sorge spontanea è: che tipo di medicina è questa? January 16 Giovane ridotto in Gravi condizioni dalle "cure" psichiatricheLa sera del 29 dicembre volontari del CCDU (Comitato dei Cittadini per Diritti Umani nel campo della salute mentale) si sono recati in visita presso gli Spedali Riuniti di Livorno, al Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura X° Padiglione a far visita ad un amico, S.P., trentenne, ricoverato in Trattamento Sanitario Obbligatorio (T.S.O.) il pomeriggio precedente. Il giovane si trovava in uno stato di totale incapacità di parlare, poiché a causa degli effetti collaterali degli psicofarmaci somministratigli contro la sua volontà, la bocca rimaneva completamente aperta permanentemente, mentre la lingua roteava vorticosamente. Non riusciva a camminare e dopo pochi passi si accasciava al suolo. A tratti rantolava ed aveva grossi problemi a respirare. Scioccati da quanto veduto, abbiamo documentato le condizioni del giovane fotografandolo. Ci domandiamo come fa la medicina a ridurre in questo stato una persona in così breve tempo quando dovrebbe essere supposta a curare. Abbiamo espresso la nostra preoccupazione per la salute del ragazzo al personale infermieristico, pensando che lo facessero visitare da un medico, ma ci hanno risposto che erano gli effetti "normali", così li ha definiti una di loro, degli psicofarmaci. Alle nostre insistenze hanno risposto con un atteggiamento indisponente e arrogante, che loro curano ogni giorno pazienti psichiatrici, mentre noi parliamo solo per ideologia. Conosciamo il ragazzo da un anno e poiché è da tempo domiciliato vicino a noi abbiamo avuto spesso occasione di vederlo. Conduce una vita normale nel suo appartamento, lavorando presso un fornaio ed ha una fidanzata. Mai una multa, o ubriacatura o abbia creato qualche problema. Due di noi lo hanno visto la vigilia di Natale ed era perfettamente sereno. A provocare il T.S.O. sarebbe stato, secondo i genitori del giovane e comunicato a noi e al suo medico curante, una discussione col padre. Un giornale aveva scritto che il litigio si era verificato con la madre, mentre un' infermiera ci ha raccontato una versione ancora diversa. Lui al momento non è stato capace di raccontarci la sua versione dei fatti e non lo potrà fare finché è sedato così pesantemente. Crediamo che sia una drammatica violazione dei diritti fondamentali dell'uomo "incarcerare" una persona senza processo e senza che abbia commesso alcun reato imponendogli trattamenti contro la sua volontà che possono danneggiare in modo permanente sia la salute psicofisica dell'interessato, sia la sua vita sociale e lavorativa per sempre. Fino a quando sarà tollerato che con un litigio, o una cosa simile, una persona possa essere privata della sua libertà con "giustificazioni" sanitarie, nessuno, e diciamo nessuno, è al sicuro dato che la psichiatria in questo modo si è elevata al di sopra della legge e può prendere chiunque. Il giovane ha nominato a difenderlo in questo procedimento l'Avvocato Francesco Miraglia di Modena. Il CCDU da decenni si batte per rendere i diritti dell'uomo una realtà, specialmente per coloro cui sono negati, a causa delle diagnosi psichiatriche. Il vero problema è la mancanza culturale che i trattamenti psichiatrici, contenzione, psicofarmaci, elettroshock etc, sono dannosi, sempre. Il CCDU invita chiunque sia stato danneggiato da trattamenti psichiatrici o abbia subito abusi nel campo della salute mentale, nonché tutti coloro che ne sono stati testimoni a denunciare l'accaduto tramite la pagina Contatti. January 12 .Sul letto di morte chiede di vedere i suoi nipoti - Psicologa, neuropsichiatra e assistenti sociali rifiutano ultimo desiderio Rieti Novembre 2008. Una delle cose più tristi che possano accadere ad un essere umano è di andarsene da questo mondo senza il conforto dei propri cari. Ma quando questo desiderio viene negato da coloro che sono supposti a garantire la salute, l'integrità, la dignità umana e sono pagati per farlo, il dramma pretende giustizia. E' questo il senso dell'esposto inviatoci dall' avvocato Filomena Angiuni e dalla sua collega Sonia Santarelli, che ci ha lasciati sbigottiti. La vicenda coinvolge tre minori affidati ai servizi sociali di cui due allontanati dalla famiglia di origine con la formula "inidoneità genitoriale". E' in questo già tormentato scenario che avviene il dramma. La nonna aveva più volte ribadito il suo "ultimo desiderio" di riabbracciare i suoi tre nipoti ma, nonostante la sofferenza per un male incurabile che si stava aggravando, i professionisti suddetti si sono fatti negare senza rispondere a nessuna delle richieste. Nell'esposto si legge che durante una sua precedente visita, (due soltanto nell'arco di due anni) le assistenti sociali avevano usato attacchi verbali e comportamenti a dir poco non certo gentili nei confronti della nonna e della zia che si era assunta la grave responsabilità di accompagnarla a Foligno, mettendo in dubbio anche il suo precario stato di salute. Il Sindaco, di uno dei Comuni in provincia di Rieti coinvolto nella vicenda, in data 22 Novembre, ha fatto sollecitare con un telegramma, e chiesto di ottenere una immediata risposta. Il tempo passava lento ed inesorabile e purtroppo il giorno 26 novembre scorso la nonna moriva. I legali spiegano, nel loro esposto, che non esistono motivi validi per questo comportamento. Risulta incredibile una tale mancanza di rispetto della dignità umana che è il presupposto dei principi deontologici che dovrebbero guidare le attività di questi professionisti. Quale motivo di ordine pubblico così drammatico ha impedito di esaudire un così semplice e fondamentale diritto? Tanto è vero che le conseguenze si sono riprodotte sui minori inevitabilmente, in vero il legali riferiscono che non a caso uno dei minori ha proferito parole di rammarico e di dolore per non aver potuto accompagnare la nonna al cimitero per l'ultimo saluto, esclamando "bastardi tutti". Per chi scrive purtroppo l'esempio di cui sopra è fin troppo frequente. Anche se i numeri sono approssimati, si stima che quasi 35.000 famiglie abbiano subito simili trattamenti anche se con forme diverse. Il mandato degli assistenti sociali, dello psicologo e del neuropsichiatria sembrano deliberatamente disattesi. Essi sembrano invece formare un sistema che un ex Senatore, senza giri di parole, considerava motivato solo dai soldi e dal potere. Il recente suicidio di Ravenna e il caso di Basiglio sono campanelli di allarme di una situazione è già esplosa e la conferma arriva da Genova dove un padre ha massacrato di botte un giudice minorile per avergli tolto la patria potestà. Migliaia le voci di protesta che si elevano, decine di associazioni nate per contrastare il fenomeno fanno apparire evidente che c'è qualcosa di sbagliato in tutto questo sistema formato ripetiamo da assistenti sociali, psicologi e psichiatri. Il danno devastante causato alle famiglie e l'enorme costo economico (ogni bambino rende al sistema dai 300 ai 500 euro al giorno) a carico del cittadino pretende che la politica faccia il suo dovere usando il suo potere per verificare una situazione con un'indagine profonda, estensiva ed urgente. Massimo Parrino PER LEGGERE L'ARTICOLO ORIGINALE CLICCA QUI December 23 COME VENGONO CREATE LE MALATTIE PSICHIATRICHE.Quando la psichiatria diventa troppo "creativa" Di Giuliana Proietti - blog.donnamoderna.com/sessoeluna - Questa mattina stavo cercando un’idea per il post di oggi, quando mi è arrivata una mail da parte di Christopher Lane, professore di Inglese presso la Northwestern University ed autore del libro “Shyness: How Normal Behavior Became a Sickness” (Timidezza: Come un comportamento normale è diventato una malattia - non ancora pubblicato in Italia). Lane mi avvisava dell’uscita di un suo importante articolo sul Los Angeles Times. Io avevo intervistato Christopher Lane qualche tempo fa, all’uscita del suo libro, perché ne avevo letto sulla stampa inglese e mi sembrava interessante la sua tesi, ovvero che molte malattie psichiatriche vengono inventate a tavolino, per soddisfare le esigenze di vari gruppi di pressione, fra cui le case farmaceutiche. Poiché non tutti sanno di psichiatria e non conoscono bene il DSM, permettete che a questo punto io faccia qualche necessaria premessa… Dovete sapere che quando il vostro medico, psichiatra o psicoterapeuta vi diagnostica una “depressione“, una “fobia sociale“, un “disturbo ossessivo-compulsivo“, un “disturbo da attacchi di panico“, così come un “disturbo dell’eccitazione sessuale“, o un “disturbo dell’orgasmo“, o ancora un “disturbo da dolore sessuale” ecc. ecc., egli/ella fa riferimento ad un manuale, che si chiama Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (in italiano «Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali»), comunemente chiamato DSM. Questo manuale contiene tutti i disturbi possibili in campo psichiatrico ed elenca per ciascuno di essi tutti i sintomi associati, in modo che lo specialista possa effettuare la diagnosi. Il DSM, non a caso, è stato definito la Bibbia della Psichiatria, visto il larghissimo numero di psichiatri, medici e psicologi che lo utilizzano come principale riferimento per la propria attività clinica e di ricerca. Christopher Lane, per il suo libro sulla timidezza (che da comportamento normale, umano, è stata fatta diventare una patologia psichiatrica nel DSM) , ha avuto modo di leggere tutta la documentazione sulla preparazione delle precedenti edizioni del Manuale Diagnostico per gli Psichiatri (che ora è alla sua quarta edizione), scoprendo cose veramente raccapriccianti. Per farvi un esempio, vi cito cosa mi disse Lane in occasione dell’intervista di cui vi ho parlato: “Nel 1987, quando diversi psichiatri furono chiamati a rivedere il DSM-III, essi dissero che il disturbo d’ansia sociale (”social anxiety disorder”) era un nome migliore per la fobia sociale (”social phobia”) perché rifletteva in modo più accurato i comportamenti che venivano osservati nella popolazione generale, fra cui l’ansia di parlare in pubblico, l’ansia nel fissare appuntamenti a qualcuno, e perfino l’ansia nel rapportarsi con figure autorevoli. Secondo me nessuna di queste paure, del tutto normali, può essere definita un disturbo mentale. Al contrario, esse sono così diffuse da essere parte della psicologia della vita quotidiana. Ma gli psichiatri che stavano aggiornando il manuale non la videro in questo modo. Essi pensavano di poter aiutare tutti, definendo sintomi del disturbo di ansia sociale questi comportamenti. Essi insistettero per cambiare nome alla “fobia sociale” in modo che essa potesse includere sempre più persone. E ci riuscirono. La lista dei sintomi ufficiali del disturbo di ansia sociale crebbe di conseguenza, e a molte più persone (oltre 18,5 milioni di nord-americani e 3 milioni di cittadini britannici) venne prescritto il Seroxat/Paxil come conseguenza”. Ora gli psichiatri americani stanno preparando la Quinta edizione del Manuale: c’è molta attesa, perché si sa che vi sono forti pressioni per farvi rientrare ulteriori, nuove patologie, non presenti nelle precedenti edizioni, come ad esempio la Internet Addiction o il Disturbo da shopping compulsivo, il Disturbo relazionale, il Disturbo disforico premestruale, il Disturbo da apatia, la Sindrome di alienazione genitoriale. Il DSM non è qualcosa che riguarda solo i medici e gli psichiatri di tutto il mondo, ma tutti noi, che possiamo essere considerati “sani” o “malati” a seconda di quello che è scritto in quel manuale. Nei Paesi che non hanno una sanità pubblica ad esempio, dove il rimborso per le spese mediche è demandato alle assicurazioni private, va detto che esse rimborsano solamente le patologie descritte nel DSM, e non altre. Un consulente (cito da Lane) che aveva collaborato alla Terza edizione del manuale ha raccontato recentemente al New Yorker magazine come venivano fatte le riunioni per decidere cosa includere nel manuale statistico: “C’era pochissima ricerca sistematica e molta della ricerca esistente era realmente un pot-pourri eterogeneo di materiale sparpagliato, inconsistente e ambiguo. Penso che la maggior parte di noi abbia riconosciuto che vi era davvero una modesta solidità scientifica alla base delle decisioni che eravamo chiamati a compiere”. Oggi le voci critiche al DSM si chiedono in particolare quali potranno essere i criteri per definire una patologia quale la “sindrome relazionale” o “la sindrome da alienazione genitoriale“, ma la preoccupazione più grande è che si faccia una “scienza su commissione”. La Quinta Edizione del Manuale dovrebbe uscire nel 2012: sta a tutti noi vigilare affinché in questa Bibbia non entrino comportamenti che possono sicuramente rappresentare un disagio per chi li vive, ma che non vanno trattati come se fossero una malattia mentale vera e propria. Pubblicato da Fonte: Los Angeles Times December 19 Cosa sta accadendo nelle scuole?La testimonianza di una mamma "Abito a Campolongo al Torre (UD) e sono una mamma di un bimbo di 4 anni e mezzo che frequenta il secondo anno della scuola materna. Le maestre di questa scuola sono delle buone insegnanti ma, come ormai ovunque, sono state indottrinate con la psicologia, tanto è vero che esse stesse mi hanno esplicitamente detto che loro rispondono ad una circolare inviata a tutto il comprensorio delle scuole, che prevede "l'inquadramento" di tutti i bambini. Pertanto le schede vengono valutate e quelle "preoccupanti" vengono subito prese in esame da un referente del distretto sanitario preposto; non mi hanno chiarito tutti i passaggi, ma sono automatici. Ma veniamo al punto: secondo le maestre mio figlio non arriva neppure a soddisfare le aspettative di un bimbo di un anno! Mi hanno presentato delle schede di valutazione, a detta loro studiate da varie equipe di psicologi infantili, con due colonnine in parte, la prima segnata con un sì, l'altra con un no, a secondo di cosa lui sapesse o non sapesse fare. Mi hanno detto che non erano nemmeno costrette ad avvertirmi prima di mandare le schede all'equipe, ma che il loro compito era esclusivamente quello di informarmi che mio figlio ha un urgente bisogno di essere sottoposto ad una visita neurologica e di iniziare così un iter che lo porterà attraverso psicologi, visite, encefalogramma, logopedia… Ma a me sa di fregatura. Alla fine, se non sto con loro, sto contro di loro e mio figlio ne pagherà le conseguenze, facendomi capire che il mio rifiuto di proseguire in tale procedura le esonererebbe dall'impegno di aiutare mio figlio… Hanno addirittura affermato che alle scuole elementari la situazione potrebbe peggiorare, perché, testuali parole, "le scuole dell'obbligo bisogna farle, altrimenti le mandano la polizia a casa, le tolgono il bambino e lo affidano agli assistenti sociali". Certo che le scuole sono obbligatorie, non ho detto alle maestre che non lo volevo mandare più a scuola… questa mi sembra un'intimidazione! Ho molte amiche nelle mie stesse condizioni e per tutte vale lo stesso discorso: se non fai quello che ti dicono, trattano tuo figlio come uno di serie B: lo escludono e lo abbandonano, probabilmente per ripicca e per dimostrare alle madri che avevano ragione e "in questa guerra" gli unici che ci perdono, in un modo o nell'altro, sono i bambini! Sono veramente molto affranta. Mi sento spodestata della mia figura genitoriale, non ho più voce in capitolo. Mio figlio non parla benissimo, ma chiunque, sentendolo parlare, capisce il suo discorso. E' un po' timido e non ama giocare con i bimbi che lo picchiano e lo tirano per un braccio, ma penso sia normale. Certe volte non risponde alla domande in modo esaustivo, ma in generale è un bambino tranquillo e felice. Per me non ha nessuna importanza che mio figlio sia più o meno intelligente, più o meno furbo, più o meno fenomenale: voglio solo che sia felice! Anche mio marito, che conosco dall'infanzia, ha avuto molti più problemi di mio figlio, era chiuso, introverso… Ma comunque, bene o male, ha finito le scuole, è diventato un adulto responsabile e serio… è un marito esemplare, è paziente e passa il sabato sera a giocare con suo figlio. Questa è la verità! Nessuno può decidere che persona sarai un domani. Non dai risultati psicologici o scolastici. Lo dimostrano Einstein, somaro fino alle scuole medie, Leonardo da Vinci considerato un eccentrico, al limite della pazzia, Newton, figlio di contadini, ritenuto alquanto strano. Che ne sarebbe stato di loro se fossero dei bambini oggi?" (lettera firmata) Questa è solo una delle tante testimonianze che riceviamo da genitori preoccupati. Il Piemonte e il Trentino sono le prime due regioni italiane che hanno approvato una legge che pone il divieto assoluto dei test psicologici nelle scuole; ora questa legge è approdata in Parlamento. Per poter crescere felici, i bambini devono essere responsabili delle loro azioni senza dipendere da cure psicologiche o psicofarmaci per essere dei "bravi bambini". I bambini d'oggi saranno i futuri leader del domani! Ogni genitore ha il diritto di rifiutare il permesso alla scuola di sottoporre suo figlio a qualsiasi questionario psicologico o psichiatrico, test o valutazione (VADEMECUM PER I GENITORI www.ccdu.org). E' il futuro dei nostri bambini che è in gioco. December 14 Più di 2000 firme contro gli abusi di psicofarmaci sui bambiniIl Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani ha raccolto più di 2000 firme contro la somministrazione indiscriminata di psicofarmaci ai bambini. In Alto Adige la psichiatria sta promuovendo una nuova "malattia dei bambini": ADHD mancanza di attenzione e iperattivitá. Da loro definita "malattia", anche se non riescono a dimostrare nessuna alterazione organica. Questa "presunta" malattia viene diagnosticata solo con qualche sciocca domanda. Come per esempio:
Non esiste nessun altro mezzo con il quale si possano fare delle diagnosi. Recentemente, alcuni neuro psichiatri infantili hanno tenuto una serie di conferenze (http://psichiatria-dirittiumani.blogspot.com/2008/08/adhd-in-atto-una-ca...) sul tema dell'ADHD nelle principali scuole di Bolzano, Merano, Bressanone, Brunico, Vipiteno e Silandro. In una di queste conferenze, il neuropsichiatra ha affermato che il Ritalin non è una droga, che non crea dipendenza, che gli psicofarmaci creano danni ma il Ritalin è tutta un'altra cosa. Questo è molto grave. Uno dei maggiori esperti del settore, che dovrebbe informare i genitori sui reali rischi dell'uso di tali sostanze, ne minimizza pubblicamente i pericoli. Inoltre ha dichiarato:
E ora abbiamo scoperto le sconvolgenti intenzioni della psichiatria e della sanità altoatesina. C'è una lettera ufficiale dell'assessorato alla sanità che parla di un progetto di screening per tutti i bambini a partire da età tenerissime al fine di "diagnosticarli" ed etichettarli come malati mentali, o peggio imbottirli di pericolosi psicofarmaci che possono indurre pensieri suicidi o creare gravi problemi cardiaci. Tutto questo viene pagato con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini. La gente si è espressa chiaramente: NON vogliamo che i nostri bambini vengano drogati dalle case farmaceutiche e dalle lobby psichiatriche!!! La gente di Bolzano si è espressa nuovamente. Che cosa aspetta la politica? December 07 Dal punto di vista concreto come si fa ad aiutare una persona in TSO o una persona sottoposta a terapia psicofarmacologica?Innanzitutto si può ricorrere all'espediente della legge, ovvero dal modo in cui è legiferato in Italia il TSO.
Ci sono delle figure istituzionali che fanno da garanti di questo provvedimento che sono nello specifico il sindaco e il giudice tutelare.
Il sindaco è la persona che decide se il TSO debba essere effettuato o meno.
Vista l'incapacità, soprattutto nelle grandi città, da parte del sindaco di conoscere le situazioni in cui vengono disposti i TSO, noi come volontari del Telefono Viola, ma la cosa può essere fatta da qualsiasi altro cittadino italiano, sfruttiamo la possibilità di poter andare dal sindaco a chiedere e fornire spiegazioni sul conflitto in atto che riguarda il TSO. La psichiatria in effetti si occupa di conflitti tra persone, non si occupa certo della salute o di possibili malattie.
Quando è in atto un conflitto, ovvero due persone litigano, quella che ha più potere chiama lo psichiatra.
Per questo può essere importante andare dal sindaco a spiegare la situazione fuori da una schedatura e dallo schema proprio della psichiatria. A volte questo può aiutare a liberare la persona dal manicomio dal reparto di diagnosi e cura.
L'altra possibilità è quella di andare dal giudice tutelare, che è una figura che dovrebbe tutelare ogni cittadino dagli abusi di legge.
Queste due mosse non portano spesso alla liberazione immediata della persona internata, ma sono necessari per una minima tutela dell'internato anche se si decide di procedere per le vie legali. Riguardo alla dismissione di psicofarmaci sono stati scritti diversi libri, presenti anche in Internet. Ci sono diversi metodi di scalaggio: bisogna fare attenzione ai segnali del corpo e integrare con magnesio, potassio e vitamine del gruppo B.
Un discorso a sé è quello del depot o farmaco ritardante. Viene fatta una puntura ogni 15 giorni oppure ogni 21 giorni, oppure ogni 28 giorni presso il Centro di Salute Mentale. In questo caso è necessario che lo psichiatrizzato convinca lo psichiatra della sua buona fede, di essere ubbidiente. Il depot viene fatto in caso di sospetto che la persona rifiuti la cura. Oggi è di moda il depot di Risperdal (Risperidone).
Maria Rosaria D'Oronzo
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December 05 EFFETTI COLLATERALIANTIDEPRESSIVI DI NUOVA GENERAZIONE:
NOMI DEI FARMACI: Celexa – Cipram – Cipramil – Citopam – Cymbalta – Deprax – Deroxat – Dobupal – Endronax – Effexor – Eufor – Faverin – Fluitine – Fluocim – Gladem – Lexapro – Lustral – Luvox – Paxil – Prisdal – Prozac – Psiquial – Sarafem – Sarcerin – Seropram – Seroxat – Strattera – Symbyax (mix di antidepressivi e antipsicotici) – Tolrest – Veritina – Vestra – Zoloft.
EFFETTI COLLATERALI: Agitazione – Forte irrequietezza – Ansia – Strani sogni – Confusione – Fissazioni – Intontimento – Allucinazioni – Mal di testa – Attacchi di cuore – Ostilità – Ipomania (eccitazione esagerata) – Impotenza – Insonnia – Perdita dell’appetito – Manie – Perdita della memoria – Nausea – Attachhi di panico – Paranoia – Episodi psicotici – Irrequietezza – Disfunzioni sessuali – Pensieri o comportamenti suicidi – Comportamenti violenti – Perdita di peso – Sintomi depressivi dopo l’interruzione dell’assunzione.
ANTIDEPRESSIVI DI VECCHIA GENERAZIONE (chiamati triciclici e MAOI):
NOME DEI FARMACI: Adapin – Anafranil – Asendin – Aurorix – Aventyl – Desyrel – Dutonin – Elavil – Eldepryl – Emsam – Endep – Eutonyl – Janimine – Ludiomil – Manerix – Marplan – Merital – Nardil – Nefedar – Norebox – Norpramin – Nortilen – Odranal – Pamelor – Parnate – Petrofrane – Remeron – Saroten – Sermone – Sinequan – sk-pramine – Surmontil – Tofranil – Tryptizol – Typtanol – Vivactil – wellbutrin – Zelmid – Zyban.
EFFETTI COLLATERALI: Confusione – Delirio – Fissazioni – Difficoltà nel pensare – Sonnolenza – Fortissima agitazione – Febbre – Attacchi di cuore e ictus – Letargia – Danni al fegato – ridotto numero di globuli bianchi (con rischi di infezioni) – Reazioni maniacali – Problemi di memoria – Incubi – Sensazioni di panico – Scarsa concentrazione – Sedazione – Convulsioni. November 20 ADHD La situazione in ItaliaL’anno zero dell’ADHD in Italia è il 2003, in netto ritardo rispetto agli USA e a molti altri paesi anche europei. Diversi sono i passi che portano al concretizzarsi delle pressioni delle lobby e all’avviamento del grosso macchinario pubblico per lo screening, la diagnosi e la “cura” dell’ADHD che non ha ancora raggiunto il suo pieno regime.
La data da libro scolastico è il 10 Maggio 2003, giorno in cui viene sottoscritto a Cagliari da numerosi esperti del settore della psichiatria, della farmacologia e della pediatria un documento (Consensus) che segna il riconoscimento dell’ADHD a livello nazionale. La relazione finale, “Indicazioni e strategie terapeutiche per i bambini e gli adolescenti con disturbo da deficit attentivo e iperattività”, contiene le linee guida di quello che è l’approccio attuale alla materia in Italia: l’ADHD è un disturbo neuropsichiatrico che va curato con un approccio vario che prevede trattamenti psicologici e/o farmacologici. I trattamenti psicologici (o psicoeducativi), sono in linea di massima preferibili per le forme lievi, e costituiscono l’unica forma di intervento per ora ufficialmente autorizzata per i bambini in età prescolare (fino ai 5/6 anni).
Si legge però nel Consensus: “Sebbene la più ampia gamma di possibili interventi sia auspicabile, la mancata disponibilità di interventi psico-educativi intensivi giustifica l'inizio della terapia farmacologica, quando appropriata”. In poche parole l’utilizzo di psicofarmaci, per bambini al di sopra dei 6 anni, è il metodo di cura “preferito” dallo stato, almeno quando il soggetto non sia affetto da altre patologie particolari (glaucoma, cardiopatie, ipertiroidismo) che sconsigliano l’uso di metilfenidato. I farmaci, quindi, rischiano di diventare la “scorciatoia”, la via più facile per sopperire all’assenza di strutture per il sostegno psico-educativo continuativo e, in generale, per ottenere risultati facili.
Il questionario da somministrare ai genitori e agli insegnanti è il primo passo prima della visita nel centro specialistico, almeno uno per regione, che può perfezionare la diagnosi e concordare poi con i genitori, che debbono firmare in caso di assenso una liberatoria (consenso “informato”) che contiene fra le altre cose alcuni dei possibili effetti collaterali. Se negli USA è sufficiente il questionario per la diagnosi e ogni medico può fare la ricetta per il Ritalin, in Italia questo potere sarà rilasciato per ora quindi soltanto agli istituti specializzati, ma probabilmente è solo questione di tempo: anche negli USA, man mano che il Ritalin entrava nelle abitudini e nel vissuto delle famiglie, i criteri di diagnosi si andavano semplificando e le pressioni andavano aumentando.
Anche il bambino, secondo il documento, deve essere informato della terapia in rapporto alle sua capacità di comprensione della materia (!?). La pillola prescritta in Italia ha una durata che va dalle 4 alle 6 ore, e sono quindi necessarie più somministrazioni al giorno da sospendere, preferibilmente, nei periodi di vacanza scolastica e nei giorni festivi. Durante la terapia sono previste visite periodiche ai centri specializzati e la facoltà di interrompere la terapia. Secondo il documento, inoltre, la percentuale di successo della cura da Metilfenidato (Ritalin) sarebbe dei due terzi dei casi.
Tutto sta nel capire cosa si intende per “successo”: come già detto il bambino non “guarisce” perché non si agisce sulle cause biologiche, che non sono identificate, ma soltanto sui sintomi sedando il bambino che diventerà silenzioso e sottomesso, senza che tra l’altro che i risultati scolastici migliorino necessariamente (grazie al farmaco). Una volta interrotto il trattamento, tralasciando i problemi di astinenza, il comportamento del bambino tenderà a tornare quello di prima.
Per sostenere sul campo il riconoscimento dell’ADHD si stanno già tenendo conferenze e corsi rivolti a genitori, psicologi e insegnanti, promossi dalle associazioni di genitori di bambini affetti da ADHD (AIFA, AIDAI), sulla falsa riga di quello che è successo in America dove fu la lobby dei genitori, finanziata in quel caso dalle case farmaceutiche che producono lo psicofarmaco Ritalin, a diffondere il riconoscimento dell’ADHD. Un apposito registro nazionale, atto a monitorare i bambini affetti da ADHD, è stato istituito nel 2003 ed ha iniziato ad essere attivo quando il Metilfenidato è stato introdotto, dopo la declassificazione nella tabella delle sostanze psicotrope, sul mercato italiano dall’associazione italiana farmaci. Il Ritalin era stato messo fuori legge in Italia, nel 1989, perché utilizzato proprio come sostanza stupefacente o come dimagrante.
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità sono già 700.000 i bambini che soffrono in Italia di disagi psichici: forse troppi per poter essere seguiti singolarmente con metodi non invasivi e radicali.
Gli screening per riconoscere l’ADHD continuano, nelle scuole, e numerosi centri specializzati in diagnosi e cura (elenco consultabile sul sito dell’AIFA- 4) sono già attivi. Questo il documento di Consenso Informato che viene sottoposto ai genitori, vera e propria liberatoria per l’inizio delle terapie con psicofarmaci che in America coinvolgono, lo ricordiamo, ben 11 milioni di bambini e che dovrebbero “curare”, in teoria (proiezioni Istituto Superiore di Sanità), almeno il 5% della popolazione fra i 6 e i 18 anni (5).
Per chi sottovaluti il problema ricordiamo che esso è più che mai concreto: negli USA il 4% della popolazione totale è sottoposto a cure per ADHD con psicofarmaci, e pare che la diagnosi investirà, entro i prossimi anni, fino al 20% della popolazione fra i 6 e i 18 anni. November 16 Nuova legge sulla dislessia, aiuto o strategia di marketing?E' in via di approvazione in Commissione Salute al Senato il testo di legge sulla dislessia che dovrà passare alla Camera e che è già stata votata la procedura d'urgenza per l'approvazione. (Corriere della Sera del 24ott.08) Cambiano i governi, ma non cambia la pressione con la quale si vogliono codificare per legge i "disturbi di apprendimento" nei nostri studenti. Nello specifico si tratta della dislessia, uno dei tanti disturbi (elencati nel DSM IV, Manuale Statistico e Diagnostico della psichiatria) dei quali soffrirebbero i nostri alunni. Esercitando una costante pressione mediatica come sta avvenendo in questo caso per la dislessia, successivamente verrà chiesto al Parlamento di approvare altre leggi che obbligheranno la scuola e le famiglie a sottoporre i bambini e i ragazzi a screening e cure per gli altri "disturbi" che si trovano nel DSM IV. Le modalità di diagnosi della dislessia, così come per l'iperattività e altri disturbi si basano su test , vengono esaminati errori di scrittura, di lettura degli studenti: "Un ritardo nel linguaggio o la difficoltà di esprimersi in età prescolare possono essere un primo segnale", "Se un bambino fa più errori degli altri, per esempio sbaglia 20 volte le doppie invece di 5 o 6 nello scrivere un brano come accade ai normolettori (bambini normali ), il segnale si fa più evidente." (Corriere della Sera del 24.10.08). In molti casi le prime diagnosi le fanno le insegnanti indottrinate su questi disturbi nei vari corsi di aggiornamento. Spesso mi ritrovo con colleghi che, ad esempio, fanno notare che l'alunno ha una pessima grafia, o fa errori di scrittura, o legge male, a quel punto nell'indifferenza degli altri docenti della classe i genitori vengono invitati a portare il figlio all'ASL per un'eventuale diagnosi di dislessia o altri "disturbi". Per una mia alunna ad esempio l'insegnante di sostegno ha spiegato che le era stato diagnosticato un ritardo mentale, quando l'alunna in questione è di nazionalità filippina, i genitori a casa parlano soltanto la lingua filippina e lei sente parlare italiano soltanto in classe comprendendo poco o niente. Sfido chiunque a non avere problemi di comprensione nella sua condizione e a non essere esercitata a sufficienza nello scrivere e nel leggere l'italiano. Sono un'insegnante, non sono un medico ma ricercatori e fonti autorevoli affermano che non ci sono prove scientifiche o di laboratorio che provino l'esistenza dei disturbi psichiatrici. Ad esempio lo psichiatra Colin Ross sottolinea: "Il criterio mediante il quale i disturbi vengono inseriti nel DSM non è basato su esami del sangue, o esami fisici, è basato su una descrizione del comportamento e questo è quello su cui tutto il sistema psichiatrico si basa". Se questa legge dovesse passare molti alunni con lacune e carenze nella loro istruzione sarebbero a rischio di diagnosi di dislessia. Mi sono chiesta chi trae vantaggio da questa legge? Gli alunni no, perché non far più leggere chi ha difficoltà nella lettura ma fargli usare gli audiolibri o aspettare che la madre o l'insegnante di sostegno legga per lui il libro, non credo migliorerà la sua capacità di leggere. Non far fare più i calcoli ad un alunno discalculo (che fa errori di calcolo) ma costringerlo ad usare la calcolatrice, non credo sia il modo migliore per incrementare le sue capacità mentali. Lo stesso dicasi per l'imposizione dell'uso del computer con il correttore automatico per chi fa errori di scrittura. Che a trarne vantaggio siano le aziende che stanno divulgando i programmi didattici per questi alunni? Forse questa è la Testa di Ariete per aprire le porte della scuola ad un business ben più grande che grazie alle diagnosi dei "disturbi" previsti nel DSM IV, ha portato nelle casse delle case farmaceutiche un ricavo a livello mondiale di 27 miliardi di dollari con la vendita di psicofarmaci. Sono 100 milioni le persone nel mondo che assumono psicofarmaci e 20 milioni di queste sono bambini. Spero che la Commissione Salute al Senato prima di approvare questa legge si informi accuratamente perché è in gioco il futuro di milioni di bambini e della nostra società. Prof.ssa Margherita Pellegrino http://www.nopsych.it/422-nuova-legge-dislessia-aiuto-o-strategia-marketing November 13 Effetti collaterali del Metilfenidato (RITALIN)Infarto, allucinazioni, piattezza emotiva: Effetti collaterali del Metilfenidato
Tutti gli organismi che riconoscono l’esistenza dell’ADHD affermano che la terapia farmacologica va evitata per i casi più lievi. Di fatto, però, il ricorso al Ritalin è la soluzione meno impegnativa e, secondo i maligni, l’unica che veramente interessa agli “inventori” dell’ADHD. I profitti delle aziende farmaceutiche, in vertiginosa crescita, sono il primo indicatore utile per riconoscere chi ha veramente guadagnato dal riconoscimento della sindrome.
Il farmaco usato più comunemente è il Ritalin Metilfenidato prodotto da un colosso svizzero. Il Ritalin discende direttamente da alcune anfetamine in voga tra la comunità hippy nordamericana negli anni ’70 ed è stato considerato fino al 2003 in Italia sostanza illegale assimilabile alle droghe, tabella I (con l’eroina per intenderci), tanto da risultare illegale. Lo stesso si può dire per la DEA, dipartimento antidroga americano, che considera il Metilfenidato come droga (come tale, vista l’attuale diffusione, è utilizzata in molti campus oltreoceano ancora oggi).
«Io ho conosciuto il Ritalin per la prima volta nel 1966 a San Francisco, dove svolgevo ricerche in preparazione di un libro sul movimento psichedelico o hippie. –racconta in un suo libro un ricercatore, Tom Wolfe- A volte li vedevi completamente immersi in un delirio totale da Ritalin. Non un gesto, non un'occhiata: potevano essere assorti in qualsiasi cosa - un tombino, le rughe del palmo delle proprie mani - per un tempo indefinito, saltando un pasto via l'altro, fino all'insonnia più totale... puro nirvana da metilfenidato».
Il Metilfenidato è in verità uno stimolante ma viene utilizzato per sedare i bambini perché è oggetto a un effetto paradossale per il quale, se usato in determinate quantità (grandi, almeno per il fisico di un giovane tra i 6 e i 18 anni), passa dal risultare eccitante al risultare calmante. Il Metilfenidato tende a causare dipendenza e sono documentati casi di bambini, negli USA, che chiedevano ai medici scolastici somministrazioni di quantità sempre maggiori. Diversi studi hanno messo in relazione l’utilizzo di Metilfenidato con la tendenza al suicidio e con la tossicodipendenza in età adulta; in generale l’assunzione di 3 o 4 pillole al giorno fin dalla tenera età non è altro che un addestramento all’uso di sostanze stupefacenti ma anche la tendenza all’abuso di farmaci e psicofarmaci.
Un capitolo a parte sarebbe da dedicare alle controindicazioni. Il Ritalin è stato indicato come concausa nella morte di alcuni bambini in America, ma al di là di questo la lista degli effetti collaterali fa rabbrividire, specie se si pensa che questo farmaco viene somministrato per una malattia che secondo molti autorevoli esperti non esiste nemmeno come tale. Alcuni degli effetti collaterali sono indicati, in Italia, sia nel foglietto illustrativo del Ritalin (1), sia nel modulo di consenso informato dell’Istituto Superiore di Sanità (2), sia nel documento di Consensus che ha dato il via libera, nel 2003, al riconoscimento dell’ADHD (3).
Questo un elenco più esaustivo delle controindicazioni del Metilfenidato, sostanza bandita dal Comitato Olimpico Internazionale, elencate da Peter Bruggin (Direttore del Centro di Studi Internazionale di Psichiatria e Psicologia, IPSS), uno dei massimi esperti di psichiatria infantile:
Funzioni Cardiovascolari: Palpitazioni - Tachicardia - Ipertensione - Aritmia cardiaca - Dolori al petto - Arresto cardiaco
Non sappiamo cosa possa portare un genitore a somministrare a suo figlio prodotti con un simile biglietto da visita. Smarrimento, sgomento e disinformazione, prima di tutto, insieme a fiducia in chi propone questi prodotti e all’amore per i propri figli che rischia di rendere ciechi. Fatto sta che in America, per quanto questo possa sembrare assurdo, sono milioni i bambini che sono stati drogati con questo prodotto che, lo ricordiamo, è acquistabile con apposita ricetta anche in Italia.
Una considerazione generale: il ricorso a psicofarmaci pesanti come quelli indicati per il trattamento dell’ADHD conferma la tendenza moderna di eccessiva sufficienza nell’utilizzo di farmaci e di psicofarmaci, causata in generale sia dai ritmi di vita moderni che non permettono più troppi tempi per relax, riposo e naturale recupero delle energie ma che richiedono allo stesso tempo una costante efficienza, sia all’abbassamento della soglia di sopportazione del dolore e della sofferenza, sia al massiccio marketing che investe i farmaci e simili, al centro di uno dei business più ghiotti, considerati oramai un prodotto di consumo piuttosto che un rimedio estremo. Si spiegano così i 400 ricoveri al giorno per intossicazioni da farmaci (solo in Italia), le numerosi morti e tutte le patologie (allergie e patologie più o meno misteriose) che possono avere a che fare con l’assunzione di dosaggi inusuali di sostanze.
L’efficacia della cura con Ritalin è, secondo i critici, irrisoria e trascurabile: il bambino starà sì più calmo e più tranquillo, ma i suoi risultati probabilmente non miglioreranno più di tanto e, una volta finita la terapia, il bambino ricomincerà daccapo ad esprimere la sua irrisolta irrequietezza. Il Ritalin (con Ritalin designamo, in questo caso e in altri, gli psicofarmaci utilizzati in generale per la cura dell’ADHD), alla luce di questi dati, si configura unicamente come un sedativo, una droga per di più potenzialmente letale (specie se va a interferire con patologie preesistenti nel paziente, o se viene utilizzato in dosaggi non consoni all’organismo del bambino).
Così scriveva la NIMH, National Institute of Mental Health, nel 1999: «gli stimolanti sopprimono i sintomi della sindrome ADHD ma non la curano in se. Come risultato i bambini affetti da ADHD devono venire spesso trattati con altri psicofarmaci per molti degli anni successivi alla cura».
Questa è la storia di Matthew Smith, piccolo malato di ADHD morto nel 2000 a 14 anni, tratta da un elenco di morti sospette di bambini dovute a psicofarmaci. «A Matthew piaceva andare in bicicletta, giocare a softball e aveva una passione particolare per la costruzione di fortini. Secondo suo padre, Lawrence: "I guai per Matthew iniziarono quando l'assistente sociale della sua scuola cominciò a chiamarci per degli incontri, lamentandosi del fatto che Matthew si "agitava" e che "si distraeva facilmente". Ai genitori venne detto che Matthew soffriva di ADHD. "L'assistente sociale ci disse che se non prendevamo in considerazione l'idea di somministrare farmaci a nostro figlio, potevamo essere accusati di negligenza nei confronti dei suoi bisogni educativi ed emotivi". Dopo che ai signori Smith fu detto che lo stimolante era sicuro ed efficace, cedettero alla pressione ed acconsentirono alla "cura". Il 21 marzo 2000, mentre giocava con lo skate-board, Matthew morì per un attacco cardiaco. Aveva 14 anni. Il medico legale determinò che il cuore di Matthew presentava chiari segni di piccoli danni ai vasi sanguigni causati da una sostanza stimolante di tipo anfetaminico e concluse che la morte era stata causata dall'uso prolungato dello stimolante che gli era stato prescritto. "Se non avessimo ricevuto pressioni dal sistema scolastico, Matthew, oggi, sarebbe ancora vivo" - racconta il padre - "A questo punto non posso più tornare indietro e cambiare le cose. Prego Dio, comunque, che la mia storia tocchi il cuore e le menti di molte famiglie, così che siano in grado di prendere una decisione ragionata".» November 12 Convegno: DOVE STA ANDANDO LA SCUOLA?E' questa la domanda a cui si cercherà di rispondere con una serie di attività organizzate nel fine settimana nella bassa bergamasca tra Treviglio e Caravaggio, sede del famoso Santuario. Quali sono i numeri della psichiatria oggi a livello mondiale? 330 Miliardi di dollari l'anno di entrate, 100 milioni di persone su psicofarmaci di cui 20 sono bambini, tremila persone morte ogni mese a causa di queste sostanze, 25.000 dollari al minuto il ricavo dei tre principali psicofarmaci prescritti. I cinque psicofarmaci più venduti al mondo hanno un ricavo di circa 18 miliardi di dollari l'anno che corrisponde al doppio dei soldi prodotti dalla zecca degli Stati Uniti e superiore al prodotto interno lordo di più della metà delle nazioni al mondo. Il solo farmaco Zyprexa fattura 12 milioni di dollari al giorno. Grazie a 5,3 miliardi di dollari spesi nella pubblicità degli psicofarmaci i medici fanno oltre 300 milioni di prescrizioni per un mercato mondiale da 80 miliardi di dollari. Mercato che è quintuplicato in meno di 10 anni. Il 70% degli psicofarmaci sono prescritti da medici di base mentre le ricerche psichiatriche dimostrano che gli psicofarmaci aumentano di circa sette volte il rischio di commettere suicidio o omicidio. Cinquantamila bambini in Italia assumono psicofarmaci e alcuni hanno solo 3 anni. La psichiatria c'informa che entro il 2020 la metà della popolazione mondiale sarà malata di depressione mentre in Italia è stato stimato che il 20% dei bambini soffre di un qualche disturbo di apprendimento. Questi sono numeri e informazioni che non possono rimanere nascosti dato che hanno a che fare con la Salute Mentale della popolazione ma soprattutto con le nuove generazioni. Per rispondere a queste crescenti domande il Comitato dei Cittadini per i Diritti, (CCDU) Umani in collaborazione con il Kiwanis International, L.I.D.U. (Sezione di Milano della Lega Internazionale per i diritti dell'Uomo) e Gesef, con il patrocinio dei Comuni di Treviglio, Brignano Gera D'Adda e Caravaggio, offrono tre avvenimenti a beneficio della cittadinanza. Si comincia il 28 Novembre a Treviglio con il convegno "dove sta andando la scuola? (vedi locandina) Disturbi di apprendimento e diagnosi sui bambini" presso l'auditorium Centro Civico, Largo Marinai d'Italia, con l'On. Carolina Lussana, il Direttore dell'azienda Ospedaliera di Treviglio Dott. Cesare Ercole, lo psichiatra Dott. Mariano Diacono, direttore del centro di medicina sociale di Foggia e i vertici del CCDU onlus. Inoltre per fornire maggiori informazioni alla cittadinanza Sabato 29 e Domenica 30 dalle 10 alle 18, la mostra multimediale "psichiatria un viaggio senza ritorno" sarà allestita presso la Cascina San Carlo a Vidalengo (Caravaggio) con entrata gratuita. Evento principale del week end la Cena di Beneficenza per onorare coloro che hanno dimostrato meriti eccezionali nella battaglia per il rispetto dei Diritti Umani in questo campo. In particolare l'istituzione del premio Giorgio Antonucci e del CCDU per i diritti umani. Questi riconoscimenti segnano un messaggio di speranza in mezzo alla palude di abusi che avvengono con fin troppa regolarità nell'ambito della salute mentale. Dagli avvocati Martinez e Miraglia, che con sacrificio stanno combattendo battaglie legali delicatissime per ripristinare i diritti, dal Dott. Loiacono che da più di 30 anni aiuta le persone senza l'uso di psicofarmaci, elettroshock o contenzione a Piero Colacicchi validissima spalla di Antonucci nella difficile opera di riportare alla vita centinaia di persone rinchiuse nei manicomi da oltre 20 anni. Questa sarà la loro serata e il nostro Comitato vuole onorarla nel migliore dei modi con la più partecipazione possibile. |
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